COME SONO GUARITO DAL
DIABETE Senza farmaci: Preghiera – Dieta
- Passeggiate
Il DIRITTO
ed il POTERE DI GUARIRE SE STESSI
5milioni
di ammalati di diabete in Italia
altri
2 milioni non sanno di esserlo
350milioni
i diabetici nel Mondo
nel 2025 saranno oltre 600milioni
il
rimedio non è solo nei farmaci
Eliminare
le cause:
alimentazione squilibrata – sedentarietà – sovrappeso.
I
farmaci curano gli effetti ma non guariscono. Agire sulle cause con la
prevenzione.
Stile
di vita per la salute:
alimentazione
sana - esercizio fisico - spiritualità
Il diabete è una
malattia dovuta al fatto che l’insulina diventa insufficiente o inefficace.
L’insulina è una sostanza che trasforma il glucosio in energia, viene prodotta
dal pancreas. Quando questo non produce sufficiente insulina il glucosio non
viene trasformato in energia per le cellule, diventa in eccesso e si accumula
nel sangue. La glicemia, che etimologicamente dal greco significa “sangue
dolce” indica il livello di glucosio nel sangue. Un sangue “troppo dolce”,
glicemia oltre 126 mg/dl a digiuno, diventa “corrosivo” per i principali
organi: fegato, reni, sistema venoso periferico con conseguenze sul cuore,
sugli occhi, sul cervello e gli arti ( piedi e mani). Il primo organo a venire
danneggiato è il fegato per cui questo non riesce più a metabolizzare in
maniera efficace i grassi che si accumulano nel sangue perciò il diabetico
soffre anche di colesterolo e trigliceridi alti. I reni sono sottoposti a
stress per eliminare il glucosio in eccesso attraverso l’urina. Il sistema
venoso corroso dallo zucchero (glucosio) ed ostruito dal grasso non assicura
una fluida e scorrevole circolazione sanguigna per cui gli organi non vengono
irrorati efficacemente dal sangue. Questo mal funzionamento metabolico e
generalizzato a carico di svariati organi si manifesta con sintomi
progressivamente gravi che possono provocare uno stress organico eccessivo fino
ad una morte improvvisa per ictus o infarto. Il sintomo principale è un aumento
della sete e della produzione di urina, si avverte secchezza delle fauci,
ardore in bocca, si viene stimolati a bere. L’organismo sente la necessità di
“lavare” il sangue per eliminare lo zucchero in eccesso e chiama i reni in
soccorso. Si ha sete, si beve molto e si produce molta urina, stimoli a bere ed
urinare di continuo. Lo zucchero in eccesso stressa tutto l’organismo che è
chiamato a rimediare a questa alterazione del proprio equilibrio metabolico. La
conseguenza è una permanente e persistenza sensazione di spossatezza. Si sente
il bisogno di riposarsi, di dormire, ci sentiamo senza energia. Infatti il
glucosio non riesce ad essere metabolizzato dall’organismo, di conseguenza le
cellule non ricevono nutrimento a sufficienza, l’energia necessaria al loro
ottimale funzionamento. Il fegato subisce uno scompenso funzionale a causa dei
segnali contrastanti che gli provengono dall’organismo intasato di glucosio con
pregiudizio della gluconeogenesi ovvero
nella formazione del glucosio. L’organismo gli dice di non produrre glucosio
oppure lo impegna in un superlavoro per la troppa materia prima introdotta nello
organismo e che è chiamata a metabolizzare in glucosio. Le funzioni epatiche rallentate pregiudicano
anche il metabolismo dei grassi con conseguente accumulo di essi nel sangue (
aumento di colesterolo e trigliceridi). Il sistema circolatorio comincia ad
intasarsi, la vista si offusca e si avvertono formicolii alle mani e ai piedi
con intorpidimento degli arti, di mattina ci svegliamo con dolorosissimi crampi
muscolari ai polpacci, conseguenza del glucosio accumulatosi durante il riposo
notturno nelle fibre muscolari, sentiamo i muscoli bruciare, è l’effetto
corrosivo del glucosio. Se un accumulo del genere si concentrasse nel cuore
finiremmo colpiti da un infarto, se l’accumulo si ha nel cervello saremmo
colpiti da un ictus. La vista offuscata ci avverte che il glucosio sta
corrodendo il delicato sistema venoso dell’organo oculare. Si può verificare
anche un dimagrimento improvviso e repentino. Lo scompenso metabolico, cioè la
mancata trasformazione del glucosio in energia, per insufficiente insulina nel
sangue, impedisce alle cellule di ricevere nutrimento a sufficienza per cui
queste cominciano a “cannibalizzare” l’organismo, si nutrono delle scorte,
prima il grasso accumulato e poi attaccano le fibre muscolari.
Una situazione
organica così pregiudicata non può essere risolta soltanto con i FARMACI. "Uno dei primi
doveri del medico è educare le masse a non prendere medicine." Sir William
Osler ( 1849-1919 storico della medicina, detto "lo scienziato più
influente della sua epoca"). Il dottor M.H.Fischer MD, di
recente, ha aggiunto:" Potremmo buttare dalla finestra metà dei farmaci
moderni, se non fosse che gli uccelli potrebbero mangiarli." In Italia avviene proprio
l'esatto contrario. Il medico è quello che ha " una pillola per ogni
malanno". Questo fa sì che l’Italia sia il Paese dove l'epidemia iatrogena
è più largamente diffusa con danni non solo alla salute dei cittadini ma anche
all'economia nazionale costituendo la spesa sanitaria il maggior ostacolo alla
diminuzione della tassazione. Se si vogliono abbassare le tasse bisogna
ridimensionare necessariamente la spesa sanitaria, il problema ci coinvolge
tutti ed è di vitale importanza per la tenuta economico-sociale del nostro
Paese. Il dissanguamento dei contribuenti è dovuto in gran parte alla necessità
di far fronte ai folli costi di un sistema sanitario nella maggior parte dei
casi inutile quanto dannoso. Un malato di diabete costa, al Servizio
sanitario, cioè alla collettività, in media, intorno ai 5mila euro all’anno,
senza calcolare i costi “indotti” conseguenti cioè a mancata produttività e
disagi in ambito familiare e sociale. Nuovi dati allarmanti sui costi del
diabete: in Italia un quarto delle persone con diabete viene ricoverata almeno
una volta l’anno e ha un rischio doppio di incorrere in un’ospedalizzazione
rispetto a chi non abbia il diabete.
I ricoveri da diabete e sue complicanze gravano sulle casse dello Stato per 6 miliardi di euro l’anno: 100 euro per ogni cittadino, con o senza diabete.
Infatti, rispetto alle persone che non soffrono della malattia, coloro che hanno il diabete hanno un rischio doppio di essere ospedalizzate e la loro permanenza in ospedale è mediamente del 20% più lunga. Il diabete è responsabile ogni anno di 12 mila ricoveri in più ogni 100 mila persone. Sono questi i dati contenuti nel Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014”, che analizza il peso della malattia nel nostro Paese, redatto sotto l’egida dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO) e presentato alla settima edizione dell’Italian Barometer Diabetes Forum, che si è svolta il 10-11 luglio 2014 a Villa Mondragone (Monte Porzio Catone), organizzata da IBDO e da Università di Roma “Tor Vergata”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione Europea, Parlamento Europeo, Ministero della Salute. “Il Forum 2014 vede la partecipazione e il confronto dei diversi protagonisti del sistema sanitario italiano e internazionale, dal Ministero della Salute, all’Agenzia Italiana del Farmaco, all’agenzia europea dei medicinali, EMA, alle Società scientifiche” dice Simona Frontoni, Presidente Comitato Scientifico Barometer Forum. “L’obiettivo principale è quello di identificare strategie per affrontare il diabete, che siano frutto della collaborazione tra addetti ai lavori e Istituzioni a livello sempre più globale, e non solo dal punto di vista clinico, ma soprattutto sociale, economico e politico” spiega. “Azioni immediate per la lotta al diabete risultano quanto mai necessarie soprattutto se si analizza il problema in termini di costi”, continua Frontoni. Dal citato Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014” emerge che i costi del diabete incidono per il 10% sulla spesa sanitaria nazionale: ogni anno ben oltre 11,2 miliardi spesi a causa della malattia. A gravare articolarmente sono proprio le ospedalizzazioni, che pesano per oltre il 58%, circa 6 miliardi di euro, sulla spesa totale per il diabete, mentre i costi per i trattamenti incidono solo per il 7%. Oltre 50 milioni di euro all’anno, inoltre, sono i costi imputabili all’ospedalizzazione in seguito all’ipoglicemia grave, un repentino ed eccessivo abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue che può accadere in una persona dopo l’assunzione di alcuni farmaci per la cura del diabete.
“Per affrontare e vincere la sfida posta dal diabete alla società è necessario conoscerne a fondo tutti gli aspetti, valutarli misurandone ampiezza e portata, monitorarne il trend. L’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, è un think-tank permanente che si pone questi obiettivi. Il Forum che organizziamo annualmente è utile a identificare le strategie per affrontare la malattia, che siano frutto della collaborazione tra tutte le parti interessate, in Italia e all’estero. All’edizione 2014, che inaugura virtualmente il semestre di presidenza italiana del Consiglio d’Europa, partecipano 200 esperti di diversa estrazione e diversa provenienza geografica: da Juan Riese Jordà, coordinatore della Joint Action europea contro le malattie croniche, CHRODIS, ad Andrew Boulton, presidente della European Association for the Study of Diabetes, EASD,” ricorda Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.
“Tra gli obiettivi che il progetto si pone c’è quello di applicare i metodi della medicina di precisione per capire l’evoluzione della malattia e trovare le terapie personalizzate. “È come se decidessimo di diventare sarti per confezionare abiti su misura per ognuno di noi. La medicina personalizzata è una medicina che non cura le malattie in modo astratto e impersonale, ma che cura quel malato e anche quel sano, affinché possibilmente non si ammali. Si parte da un presupposto fondamentale: la differenza delle persone, del loro patrimonio genetico e della risposta che ogni gruppo di cellule dà ad una eventuale alterazione genetica. Un puzzle complesso che tiene conto, dunque, della genetica e di una miriade di altri fattori che vanno dallo stile di vita all’ambiente nel quale si vive, dalla storia personale a quella familiare, e che non trascura persino le componenti emotive e psicologiche”, dice Giuseppe Novelli, Rettore Università di Roma Tor Vergata. ( tratto da “Diabete.com).
I ricoveri da diabete e sue complicanze gravano sulle casse dello Stato per 6 miliardi di euro l’anno: 100 euro per ogni cittadino, con o senza diabete.
Infatti, rispetto alle persone che non soffrono della malattia, coloro che hanno il diabete hanno un rischio doppio di essere ospedalizzate e la loro permanenza in ospedale è mediamente del 20% più lunga. Il diabete è responsabile ogni anno di 12 mila ricoveri in più ogni 100 mila persone. Sono questi i dati contenuti nel Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014”, che analizza il peso della malattia nel nostro Paese, redatto sotto l’egida dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO) e presentato alla settima edizione dell’Italian Barometer Diabetes Forum, che si è svolta il 10-11 luglio 2014 a Villa Mondragone (Monte Porzio Catone), organizzata da IBDO e da Università di Roma “Tor Vergata”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione Europea, Parlamento Europeo, Ministero della Salute. “Il Forum 2014 vede la partecipazione e il confronto dei diversi protagonisti del sistema sanitario italiano e internazionale, dal Ministero della Salute, all’Agenzia Italiana del Farmaco, all’agenzia europea dei medicinali, EMA, alle Società scientifiche” dice Simona Frontoni, Presidente Comitato Scientifico Barometer Forum. “L’obiettivo principale è quello di identificare strategie per affrontare il diabete, che siano frutto della collaborazione tra addetti ai lavori e Istituzioni a livello sempre più globale, e non solo dal punto di vista clinico, ma soprattutto sociale, economico e politico” spiega. “Azioni immediate per la lotta al diabete risultano quanto mai necessarie soprattutto se si analizza il problema in termini di costi”, continua Frontoni. Dal citato Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014” emerge che i costi del diabete incidono per il 10% sulla spesa sanitaria nazionale: ogni anno ben oltre 11,2 miliardi spesi a causa della malattia. A gravare articolarmente sono proprio le ospedalizzazioni, che pesano per oltre il 58%, circa 6 miliardi di euro, sulla spesa totale per il diabete, mentre i costi per i trattamenti incidono solo per il 7%. Oltre 50 milioni di euro all’anno, inoltre, sono i costi imputabili all’ospedalizzazione in seguito all’ipoglicemia grave, un repentino ed eccessivo abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue che può accadere in una persona dopo l’assunzione di alcuni farmaci per la cura del diabete.
“Per affrontare e vincere la sfida posta dal diabete alla società è necessario conoscerne a fondo tutti gli aspetti, valutarli misurandone ampiezza e portata, monitorarne il trend. L’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, è un think-tank permanente che si pone questi obiettivi. Il Forum che organizziamo annualmente è utile a identificare le strategie per affrontare la malattia, che siano frutto della collaborazione tra tutte le parti interessate, in Italia e all’estero. All’edizione 2014, che inaugura virtualmente il semestre di presidenza italiana del Consiglio d’Europa, partecipano 200 esperti di diversa estrazione e diversa provenienza geografica: da Juan Riese Jordà, coordinatore della Joint Action europea contro le malattie croniche, CHRODIS, ad Andrew Boulton, presidente della European Association for the Study of Diabetes, EASD,” ricorda Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.
“Tra gli obiettivi che il progetto si pone c’è quello di applicare i metodi della medicina di precisione per capire l’evoluzione della malattia e trovare le terapie personalizzate. “È come se decidessimo di diventare sarti per confezionare abiti su misura per ognuno di noi. La medicina personalizzata è una medicina che non cura le malattie in modo astratto e impersonale, ma che cura quel malato e anche quel sano, affinché possibilmente non si ammali. Si parte da un presupposto fondamentale: la differenza delle persone, del loro patrimonio genetico e della risposta che ogni gruppo di cellule dà ad una eventuale alterazione genetica. Un puzzle complesso che tiene conto, dunque, della genetica e di una miriade di altri fattori che vanno dallo stile di vita all’ambiente nel quale si vive, dalla storia personale a quella familiare, e che non trascura persino le componenti emotive e psicologiche”, dice Giuseppe Novelli, Rettore Università di Roma Tor Vergata. ( tratto da “Diabete.com).
IL
CORPO UMANO E’ UN LABORATORIO CHIMICO ORGANICO.
LA SOLUZIONE ALL’<<EPIDEMIA>> DI DIABETE OFFERTA
DALLA CLASSE MEDICA E DALL’INDUSTRIA FARMACEUTICA NON E’ LA SOLA E NON E’
QUELLA RISOLUTIVA IN QUANTO NON E’ IN GRADO DI GUARIRE MA PRODUCE AMMALATI CRONICI DA CURARE FINCHE’
CAMPANO. La poliomielite, la
difterite e la tubercolosi sono quasi scomparse, la polmonite e la sifilide
guariscono spesso con una sola somministrazione di antibiotico, tante malattie
sterminatrici sono state debellate non tanto per l'attività dei medici ma a
seguito di trasformazioni politiche e tecnologiche, regole igieniche e scoperte
scientifiche. Non esiste alcuna prova di un rapporto diretto tra questa
mutazione della patologia e il cosiddetto progresso della medicina identificato
spesso non tanto con i risultati ma con l'impiego di costose attrezzature e la
predisposizione di barocchi protocolli di cura. Come afferma Ivan Illich nel
suo saggio " Nemesi medica" : " Dopo un secolo di perseguimento
di utopia medica, e contrariamente a quanto si considera pacifico, i servizi
sanitari non hanno avuto un peso importante nel produrre le modifiche avvenute
nella speranza di vita. Una grande quantità dell'assistenza clinica odierna è
incidentale alla guarigione delle malattie, mentre il danno procurato dalla
medicina alla salute degli individui e delle popolazioni è molto rilevante. Si
tratta di fatti ovvi, ben documentati e accuratamente sottaciuti." La principale causa
delle malattie moderne, ed in particolare di quelle metaboliche, diabete in
particolare, proviene dal cibo che mangiamo,
dall’aria che respiriamo e da quello che beviamo. Inquinamento del cibo,
dell’aria e dell’acqua ed uno stile di vita sedentario e stressante sono alla
base dei problemi di salute della maggior parte di noi. CHI NON CONOSCE IL
CIBO NON PUO’ CAPIRE LE MALATTIE DELL’UOMO. (Ippocrate 460-357 A.C.) <<Da sempre la medicina orientale ha
insegnato che la migliore medicina è il cibo.>> ( Noboru B. Muramoto)
La cura del
diabete non è in farmacia ma in cucina. ( Arnaldo
Cantani n. 1837-m.1893)

Figura 2 Busto di Arnaldo Cantani nel cimitero
monumentale di Poggioreale a Napoli
Cantani studiò la patogenesi del diabete: come risultato
della sua grande intuizione clinica che studiò la malattia come una pietra
miliare nel campo medico. Egli studiò il diabete come un'alterazione del
metabolismo glucidico. Secondo lui, un'anomalia chimica delle cellule
pancreatiche causava la deficienza di un particolare "fermento"
pancreatico, che nelle persone sane metabolica il glucosio. Nei diabetici si
dosava paraglucosio, che poteva essere il risultato dell'alterata sintesi del
"fermento". Si dovrebbe riflettere che solo nel 1921 venne scoperta
l'insulina da Banting e Best, 31 anni dopo l'ultimo studio di Cantani sul
diabete. Inoltre, dobbiamo sottolineare che Cantani descrisse un
"fermento" pancreatico, dato che il concetto di ormone, tra cui è
inclusa l'insulina, fu introdotto in fisiologia da E.H. Starling solo nel 1902.
Di conseguenza, Cantani riferì che la terapia del diabete doveva esser basata
su una dieta rigida, assolutamente priva di ogni cibo che portasse ad una
qualsiasi produzione di zucchero. "La cura del diabete non è in farmacia
ma in cucina" (nono aforisma). Il valore di quest'aforisma è facilmente
comprensibile. Le diete di Cantani per i diabetici si diffusero velocemente in Europa e oltreoceano. Venne stabilito che le diete
dovessero essere calcolate aritmeticamente impiegando una bilancia di
precisione, graduata in grammi. ( da Wikipedia).
La raccomandazione del clinico napoletano Arnaldo Cantani fu
accantonata dalla medicina ufficiale
istituzionalizzata allorché si brevettò il metodo industriale di produrre l’insulina. La
storia dell'insulina è legata allo scienziato Nicolae Constantin Paulescu, nato
a Bucarest il 30 ottobre 1869[17] e morto nella stessa città il 17 luglio
del 1931. Siamo nel 1921 e Paulescu, primo al mondo, è in grado
di curare il diabete, tanto che l'anno
successivo, per la precisione il 10 aprile del 1922,
ottiene il brevetto per
la scoperta della Pancreina[18]. Nel febbraio del
1922, quindi oltre otto mesi dopo, due ricercatori dell'Università di Toronto, il
dottor Frederick Grant Bantinged il
biochimico John James Richard Macleod pubblicano sul Journal of Laboratory and Clinical
Medicine un saggio sui
risultati positivi, nella normalizzazione dei livelli glicemici, ottenuti su un
cane diabetico con l'uso di un estratto pancreatico acqueo. Si apre una lunga
discussione perché i due ricercatori sembrano aver semplicemente messo in
pratica ciò che Paulescu ha scritto nei suoi lavori precedenti ed in
particolare nel saggio del 22 giugno dell'anno precedente. I due studiosi,
infatti, fanno espresso riferimento a quell'articolo scientifico e dichiarano
solo di confermare i rivoluzionari risultati ottenuti da Paulescu. Nel 1923, il
comitato per il Nobel di Stoccolma assegna il Premio per la Fisiologia e la
Medicina a Banting e Macleod, ignorando del tutto il lavoro e le ricerche di
Paulescu. Tutte le contestazioni e suoi nuovi lavori pubblicati sugli Archives Internationales de Physiologie sono inutili. Lo scienziato Ion Pavel,
negli anni settanta, in pieno regime comunista
romeno, rese pubblica una lettera del 15 ottobre 1969 ricevuta da Charles H. Best, un collaboratore di Banting e Macleod, nella quale si
ammette che i due vincitori del Nobel non avevano fatto altro che riprodurre in
laboratorio le ricerche di Paulescu. Grazie all'avvento dell'era biotecnologica è possibile produrre l'insulina tramite modificazione
enzimatica dell'insulina prodotta dal maiale o tramite tecnologia del DNA
ricombinante in sistemi batterici. L'insulina si ottiene con la tecnologia del DNA ricombinante dal 1982, quando negli Stati Uniti fu
messo a punto un sistema batterico in E. coli. L'insulina è collegata al primo
brevetto (1922) e al primo farmaco biotecnologico (1982), messo in commercio. Da questo momento inizia la crescita esponenziale del
business dei farmaci, il malato viene trasformato in
consumatore di medicinali, nasce la medicina di consumo di massa, alimentata da
epidemie indotte e pandemie paventate DAL POTERE POLITICO. Questo utilizza la
“malattia” come uno dei migliori sistemi per il controllo della società e per giustificare
le sue ingiustificabili imposizioni.
“ Fino
agli inizi degli anni 1980, 20 milioni di diabetici in tutto
il mondo potevano accedere solamente all'insulina animale, prodotta da organi (pancreas) bovini e
suini. Questo processo, dispendioso e ingombrante, riusciva a ottenere un
prodotto poco ideale per il paziente dato che a lungo termine l'insulina animale
è tossica all'organismo umano per motivi immunologici,
causando malattie a livello epatico e effetti collaterali quali cecità, in alcuni casi persino la morte[19]. La sintesi di insulina umana
sintetica è stata possibile svolgendo un processo simile alla fermentazione usata per fare gliantibiotici e tecniche di DNA ricombinante. La prima dose di insulina
sintetica prodotta grazie a tecniche di ingegneria genetica è stata realizzata
nel 1977 da Herbert
Boyer utilizzando
degli Escherichia coli.[20][21] La collaborazione con la Genentech
fondata da Boyer, Eli Lilly ha portato nel 1982 a vendere la prima insulina
umana biosintetica disponibile in commercio con il marchio Humulin.[21] La stragrande maggioranza di insulina
attualmente utilizzata nel mondo è ora una biosintesi ricombinante di insulina
"umana" o di suoi analoghi.” ( da wikipedia)
L’EXPO
in svolgimento a Milano, questo non te lo dice, fa parte del sistema che ti
frega, caro cittadino, usiamo questo termine perché appartiene alla rivoluzione
del 1789, quella che ti ha ridotto nella attuale situazione : sei senza Fede, senza
salute, senza soldi, senza figli né famiglia, un miserabile, la condizione più
sfavorevole per guarire. Per vincere la malattia, quando arriva, bisogna farsi
trovare in “ottima forma”, principalmente
essere spiritualmente preparati ed intellettualmente lucidi, abituati a
dominare le preoccupazioni e le difficoltà per evitare il dannosissimo stress.
L'EXPO
non ti dice che il cibo può uccidere, come guarire. Ti diremo come potrai
interrompere il lento o veloce suicidio con il cibo, ti indicheremo come cibarti
per liberarti dalla malattia, per iniziare a vivere da persona sana e
continuare ad essere in ottima salute per tutta la vita. Non esauriremo l’argomento in questo numero, non è una
questione di informazione ma di formazione, non è sufficiente essere informati,
bisogna formarsi. Soprattutto occorre acquistare consapevolezza, per cambiare
mentalità, liberarsi del timore reverenziale verso la figura del medico, un
professionista che spesso non riesce a curare neppure se stesso. LA CORPORAZIONE MEDICA E’ DIVENTATA UNA GRANDE MINACCIA PER LA SALUTE.
L’EFFETTO INABILITANTE PRODOTTO DALLA GESTIONE PROFESSIONALE DELLA MEDICINA HA
RAGGIUNTO LE PROPORZIONI DI UN’EPIDEMIA. IL NOME DI QUESTA NUOVA EPIDEMIA,
IATROGENESI, VIENE DA IATROS, L’EQUIVALENTE GRECO DI <<MEDICO>>, E
GENESIS, CHE VUOLE DIRE <<ORIGINE>>…..Viene rapidamente maturando
il problema politico di stabilire un limite alla cura professionale della
salute. …Un’approfondita discussione pubblica della pandemia iatrogena, che
cominci con una sistematica demistificazione di tutto ciò che riguarda la
medicina, non può essere pericolosa per la collettività. Pericoloso è invece un
pubblico passivo ridotto ad affidarsi alle superficiali pulizie intraprese per
loro conto dai medici. La crisi della medicina può permettere al profano di
rivendicare efficacemente il proprio controllo sulla percezione,
classificazione e decisione sanitaria. La laicizzazione del tempio di Esculapio
può portare a invalidare i dogmi religiosi su cui si fonda la medicina
moderna, oggi sottoscritti da tutte le società industriali, di destra come di
sinistra….
La mia tesi è che il profano e non il
medico ha la potenziale prospettiva e il potere effettivo per arrestare
l’imperversante epidemia iatrogena…La guarigione dal morbo iatrogeno che pervade la società è un compito
politico, non professionale. Deve fondarsi su un consenso di base, popolare,
circa l’equilibrio tra la libertà civile di guarire e il diritto civile a
un’equa assistenza. Durante le ultime generazioni il monopolio medico sulla
cura della salute si è sviluppato senza freni, usurpando la nostra libertà nei
confronti del nostro corpo. La società ha trasferito ai medici il diritto
esclusivo di stabilire che cosa è malattia, chi è o può diventare malato e che
cosa occorre fargli. La devianza è ormai <<legittima>> solo quando
merita e in ultima analisi giustifica l’interpretazione e l’intervento del
medico. L’impegno sociale di fornire a tutti i cittadini una massa pressoché illimitata
di prodotti del sistema medico rischia di distruggere le condizioni ambientali
e culturali necessarie perché la gente viva una vita di costante guarigione autonoma. Di questa tendenza occorre prendere atto perché si possa poi
rovesciarla. ..Il potere professionale è il risultato di una delega politica di
autorità autonoma alle categorie sanitarie, sancita nel corso del nostro secolo
da altri settori della borghesia di formazione universitaria: non sono quelli
che lo concessero che possono ora metterlo in questione; può invalidarlo solo
il riconoscimento popolare che si tratta di un potere malefico. …Bisogna ormai
rendersi conto che ciò che ha fatto dell’assistenza sanitaria un’impresa generatrice di malattia
è l’intensità stessa
di uno sforzo ingegneristico che ha convertito la sopravvivenza umana da
prestazione di organismi in risultato di manipolazione tecnica…Almeno in parte,
la salute di un popolo dipende dal modo
in cui le azioni politiche condizionano l’ambiente e creano quelle circostanze
che favoriscono in tutti, e specialmente nei più deboli, la fiducia in se
stessi, l’autonomia e la dignità. Di conseguenza, la salute tocca i suoi
livelli ottimali là dove l’ambiente genera capacità personale di far fronte alla vita in modo autonomo e responsabile…Oltre una certa intensità
critica, la tutela della istituzionale della salute ( qualunque forma assuma,
preventiva, curativa o ambientale) equivale a una negazione sistematica della
salute….Un sistema di tutela della salute a carattere professionale e basato sul
medico, una volta
cresciuto al di là dei limiti critici, diventa patogeno per tre motivi: produce inevitabilmente un danno clinico che
sopravanza i suoi potenziali benefici; non può non favorire, pur se le oscura,
le condizioni politiche che rendono malsana la società; tende a mistificare e
ad espropriare il potere dell’individuo di guarire se stesso e di modellare il
proprio ambiente. I sistemi sanitari contemporanei hanno superato questi limiti
di tollerabilità. Il monopolio medico e paramedico sulla metodologia e sulla
tecnologia dell’igiene è un esempio lampante del cattivo uso politico delle
conquiste scientifiche, deviate a rafforzare la crescita industriale anziché
personale.. Già i medici sentono il bisogno di puntellare la loro credibilità
chiedendo che molte cure ora comuni siano formalmente vietate….Solo un
programma politico diretto a limitare la gestione professionale della sanitò
può permettere alla gente di recuperare la propria capacità di salvaguardarsi
la salute, e che tale programma è parte integrante di una critica e limitazione
del modo di produzione industriale. ( Ivan Illich “Nemesi medica. L’espropriazione della salute
– La paradossale nocività di un sistema medico che non conosce limiti” - 2005 RED! Lavis (TN) ristampa 2014).
Abbiamo
sperimentato personalmente che: La classe medica contemporanea non conosce il
cibo e cura le malattie senza capirne la causa, così copre gli effetti della
malattia e ne rafforza in tal modo le cause; le case farmaceutiche ne sono
felici, fanno affari d’oro, intorno alla sanità è stata organizzata la più
grande truffa di tutti i tempi ai danni dei cittadini, dei contribuenti e degli
ammalati. I politici sono i camerieri del capitalismo, in particolare, dei capitalisti
che gestiscono l’industrializzazione del sistema sanitario in tutto il mondo ed
alimentano il bisogno indotto di farmaci e strumenti medici e sanitari
finalizzati alla cura ma che escludono l’obiettivo della guarigione nella
generalità dei casi, salvo limitate eccezioni alle malattie infettive. Questo è un dato di fatto accertato scientificamente e conclamato in
testi di diffusione mondiale. Se volete cominciare a documentarvi, iniziate con
il leggere il best seller mondiale “The China Study” di T.Colin Campbell e
Thomas M.Campbell ( MacroEdizioni – Cesena 2011):…I medicinali e la chirurgia non sono in
grado di curare le malattie che uccidono la maggior parte degli americani.
Probabilmente il vostro medico non sa di che cosa avete bisogno per ottenere il
miglior stato di salute possibile…..Alcune scoperte, pubblicate nelle riviste
scientifiche più prestigiose, dimostrano che : un cambio di alimentazione può
permettere ai pazienti diabetici di sospendere l’assunzione di farmaci ; una
cardiopatia può essere fatta regredire solo con la dieta; il cancro al seno è
in relazione con i livelli di ormoni femminili nel sangue, a loro volta
determinati dal cibo che mangiamo; il consumo di latticini può aumentare il
rischio di cancro alla prostata; gli antiossidanti presenti nella frutta e nella
verdura sono collegati a migliori prestazioni intellettuali nella vecchiaia; è
possibile prevenire i calcoli renali con una dieta sana; il diabete di tipo 1,
una delle malattie più devastanti che possano colpire un bambino, presenta
evidenti correlazioni con le pratiche di alimentazione infantile…Queste
scoperte dimostrano che una buona dieta è l’arma più potente di cui disponiamo
contro la malattia. La comprensione di questa prova scientifica non è solo
importante per migliorare la salute, ma ha anche profonde implicazioni per
tutta la nostra società. Dobbiamo sapere
perché nella nostra società domina la disinformazione e per quale motivo
compiamo errori grossolani nelle nostre ricerche in ambito di dieta e malattia,
come pure nel modo in cui promuoviamo la salute e curiamo la malattia…( dall’Introduzione al libro sopra citato ).
Dal
CIBO dipende la nostra SALUTE.
Lo aveva intuito già il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach che affermò: L’uomo è ciò che mangia. Se l’uomo è
malato con molta probabilità il 90% della causa della malattia è in quello di
cui si è cibato, il 5% nello stile di vita, il 2% nell’eredità genetica; il 2%
nell’ambiente; l’1% in cause ignote o accidentali.
<<La
mia tesi è che il profano e non il medico ha la potenziale prospettiva e il
potere effettivo per arrestare l’imperversante epidemia iatrogena.>> Questa citazione è di Ivan
Illich tratta dall’Introduzione al suo libro sopra citato). Più avanti
Illich afferma che:.. solo un programma
politico diretto a limitare la gestione professionale della sanità può
permettere alla gente di recuperare la propria capacità di salvaguardarsi la
salute, e che tale programma è parte integrante di una critica e limitazione
sociale del modo di produzione industriale.
Ci
stanno fregando tutto, soldi, salute, figli e famiglia.
Gli italiani non sono capaci di fare una
rivoluzione, sono popolo da guerra civile, ci stiamo arrivando in sedia a
rotelle e pistole ad acqua, gli extracomunitari sono entrati senza nulla di
materiale da poveri sbandati ma muniti di valori religiosi e sociali forti
scalzeranno i deboli di forza spirituale e saranno padroni al loro posto.
VIVO
PER MIRACOLO
<<
Si accasciò a terra proprio al centro di un’affollata aula di tribunale. Era
uno degli avvocati più illustri d’America, celebre per i vestiti italiani da
tremila dollari che fasciavano il suo fisico robusto non meno che per il
prestigioso palmarès di successi legali. Restai lì come paralizzato, incapace,
di parlare o di muovermi. Il grande Julian Mantle, colpito da un infarto, si
agitava sul pavimento come un neonato indifeso, sudando, contorcendosi e
tremando convulsamente....Era forte, caparbio e disposto a lavorare diciotto
ore al giorno per conseguire quel successo che riteneva essere nel suo
destino....Come si poteva prevedere, Julian diventò un grande avvocato. Ottenne
tutto quello che quasi tutti desiderano: una reputazione prestigiosa e un
reddito di milioni di dollari, una villa principesca in un quartiere di
celebrità, il jet privato, la villa in un’isola tropicale, e il suo giocattolo
più prezioso: una rossa Ferrari parcheggiata nel vialetto di casa...Più tempo
passavo con Julian, più capivo che si stava autodistruggendo...A cinquantatré
anni, Julian ne dimostrava ottanta...Il suo volto era un intrico di rughe,
testimonianza tutt’altro che luminosa di una filosofia di vita logorante e del
tremendo stress indotto da una quotidianità sregolata ed eccessiva. Le cene a
tarda sera in costosi ristoranti francesi, coronate da pestilenziali sigari
cubani e svariati cognac, gli avevano procurato un imbarazzante sovrappeso...E
poi accadde quel brutto infarto che mise al tappeto l’invincibile Julian Mantle
riavvicinandolo alla sua mortalità...Julian... Ha deciso di lasciare la nostra
famiglia e cessare l’attività forense. Non tornerà più allo studio legale...In
seguito sentii dire che Julian era partito per l’India...La gran risata del
visitatore confermò i miei sospetti. Il giovane in piedi di fronte a me non era
altri che il santone indiano disperso da anni: Julian Mantle. Restai sgomento
di fronte a quell’incredibile metamorfosi. Il colorito spettrale, la tosse
maligna, lo sguardo spento del mio collega di un tempo...tutto scomparso.
Scomparsi quell’aspetto senile quell’espressione sofferente che sembravano
indelebili. L’uomo che avevo davanti era in perfetta forma: il suo viso senza
rughe era raggiante. Lo sguardo brillava come uno squarcio aperto su una
vitalità straordinaria; ma forse ancora più incredibile era la serenità che
Julian trasmetteva. Solo restando seduto a guardarlo mi sentivo perfettamente
in pace con me stesso. Non era più il socio anziano di un grande studio legale,
divorato dall’ansia e a rischio d’infarto. Al contrario, questo Julian era
aitante, vitale e sorridente: una metamorfosi straordinaria ed esemplare...(
brano tratto dal pag. 9 a 16 del libro di Robin S. Sharma “ Il monaco che
vendette la sua Ferrari” – 2007 TEA S.p.A. Milano)

Figura 7 Gonfio di grasso cattivo nel
dicembre 2014
Stavo facendo la fine di Julian Matle,
colpito all’improvviso da un infarto o peggio da un ictus, senza potermi
neppure consolare di aver conseguito il suo successo sociale ed economico;
finivo logorato da fesserie e cazzate, insignificanti diatribe e causette da
paglietta. Ho ballato sull’orlo della tomba per un paio d’anni convinto di
godere ottima salute.

Figura 8 Luglio 2014 ero ad 84
Kg, in sovrappeso di 20 chili
Mi stavo ammazzando semplicemente con il lasciarmi
andare ad abbondanti libagioni, pigre dormite pomeridiane, serate in poltrona
davanti alla tivù, ore seduto davanti al
p.c. a navigare in internet o a
cazzeggiare sui network. Ho rischiato di
morire per troppo cibo, assenza di attività fisica e stress da rompimento di
coglioni, probabilmente una voglia inconscia di suicidarmi in stile “ La Grande
Abbuffata”, tutto con le mie stesse mani, sono capace di stare ai fornelli, realizzare
qualsiasi ricetta, preparare le pietanze più succulenti, prevalentemente della
cucina italiana, napoletana in particolare, ma non disdegno la cucina francese,
ungherese, spagnola, orientale, asiatica. La gastronomia è la mia passione
principale, la “prim’arte” come la definiva
San Tommaso d’Aquino.

Sono VIVO
PER MIRACOLO. Da
un momento all’altro, potevo morire nel sonno, fulminato da un infarto, stroncato
da un ictus. Ho precedenti in famiglia, di morti premature, i miei tre zii paterni sono morti d’infarto,
il primo a 50 anni, gli altri due a 60, mio zio materno è morto alla stessa età
colpito da un ictus, mia nonna materna a 70 di infarto. Mi incamminavo sullo
stesso destino, sazio e soddisfatto, a pranzo mangiavo, ogni giorno, un etto e
mezzo di pasta, rigatoni alla “amatriciana” , bucatini alla “carbonara”,
spaghetti con le vongole, pasta, sempre pasta, ero drogato di carboidrati. A questo si aggiungeva
l’abuso di patate nella dieta, queste appartengono ai carboidrati complessi ed
entrano in circolo, sotto forma di glucosio, molto più velocemente di certi
carboidrati semplici , come lo zucchero da tavola. Questo ci porta a
raccomandare l’eliminazione delle patate dalla dieta di chi è affetto da
sindrome metabolica scompensata, da “grasso cattivo” e diabete; possono essere
sostituite dalla patate “dolci” dette anche “americane”.

Figura 9 Spaghettoni con tartufi di
mare
DIPENDENZA
DAI CARBOIDRATI - Uno dei più
preoccupanti effetti collaterali della nostra crescente passione per i
carboidrati a basso costo e ad alto indice glicemico è la dipendenza fisica che
rischiamo di sviluppare. Questo effetto è stato dimostrato in un esperimento
condotto nel 2007 su ratti dipendenti dalla cocaina, ai quali venne offerta
acqua fortemente zuccherata con una miscela di dolcificante artificiale e
saccarosio. Lo studio dell’Università di Bordeaux mostrò che, nel giro di tre
giorni, i ratti abbandonavano la cocaina per passare all’acqua dolcificata. Si
è scoperto che il glucosio può attivare i recettori della dopamina esattamente
come la cocaina, con la differenza che non provoca danni al sistema nervoso simpatico. Con un picco di glucosio, quindi, i ratti si procurano i
medesimi effetti della cocaina senza diventare più nervosi. Essendo la cocaina,
tra le sostanze note, una di quelle che dà maggiore dipendenza, provate ad
indovinare cosa può mai succedere quando esseri umani generano sui
recettori della dopamina un impatto
equivalente a quello della sostanza stupefacente, introducendo nell’organismo
grandi quantità di alimenti zuccherini: ovviamente, diventano dipendenti da
quei cibi ed entrano in crisi di astinenza ogni volta che non riescono a
procurarseli rapidamente. L’industria di trasformazione alimentare, però, fa in
modo che ciò non accada mai.” [ da pag. 136
del libro di Barry Sears “ Magri per Sempre” 2009 Sperling & Kupfer Editori
S.p.A. - febbraio 2009 – Cles (TN) ]
Dal 2012 all’incirca, silente, si sviluppava
in me una sindrome metabolica scompensata che mi stava portando piano piano alla
tomba. In verità il nostro aspetto ci avvertiva, ma ne trascuravamo i segnali,
mi limitavo ad acquistare vestiti di una taglia più grande, rinnovavo il
guardaroba, lo ignoravamo, si modificava, di giorno in giorno, dal 2010 al 2014
da 68 chili siamo cresciuti fino ad 84 chili, dalla taglia 48 siamo passati
alla 56. Ero indifferente a questa trasformazione, probabilmente avevo un
desiderio inconscio di suicidarmi con il cibo; ignoravo questa trasformazione
del mio corpo, del resto sono stato sempre indifferente al vestito di carne,
concentrato come ero all’interiorità, questo ha comportato una deriva del corpo
senza controllo e gli organi della macchina hanno cominciato a sovraccaricarsi
di funzioni oltre le loro capacità normali. Non badavo a quello che ingerivo,
non mi preoccupavo di tenere in efficienza la macchina. In breve mi ero
ammalato ma non ero consapevole di stare progressivamente dirigendomi nella
tomba. Il corpo non mi mandava alcun segnale fino a quando nel febbraio 2015
cominciai ad avvertire alcuni sintomi di inefficienza fisica e mentale.
La gola è stata all’origine dei miei recenti malanni. Il proverbio avverte
che ne uccide più la gola che la spada, stavo per esserne trafitto, sono salvo
grazie a san Giuseppe in suo onore il 19 marzo gustai un paio di zeppole, sia
quella fritta che quella al forno, acquistate da Povia a Verona. Il giorno dopo
andai a fare le analisi del sangue e delle orine: 340 ( 18,87) glucosio; 13
(119) emoglobina glicata; 380 trigliceridi, 305 colesterolo. Avevo il diabete, di sicuro una sindrome
metabolica scompensata grave.


RIFLESSIONI a margine
degli accadimenti narrati in prosieguo. Per 8 giorni sono stato ricoverato nel
reparto di endocrinologia del Polo Confortini nell’Ospedale di Borgo Trento a
Verona, una struttura inaugurata circa quattro anni fa, nuovissima,
modernissima per quello che la modernità può offrire oggi in Italia, il reparto
è stato giudicato il migliore d’Italia da una commissione nazionale. 

Figura 11 Polo Confortini dell'Ospedale
Borgo Trento a Verona
LA SOCIETA’ DEI
PRIGIONIERI INCONSAPEVOLI
UMANITA’ IMPRIGIONATA
GABBIE DI LUSSO E
GABBIE DEGRADATE MA TUTTI IN GABBIA
IL CONDIZIONAMENTO
ALLA DIPENDENZA COATTA
L’INCAPACITA’ DI
CONCEPIRSI LIBERI, DI IMMAGINARE LA LIBERTA’
LA LIBERTA’ INTESA
COME POSSIBILITA’ DI SCEGLIERSI LA GABBIA
LA MALVAGITA’
PRODOTTA DALLA CATTIVITA’ INCONSAPEVOLE
LA GLOBALIZZAZIONE:
UN MODELLO DI PRIGIONE PER TUTTI
CARCERATI E
CARCERIERI SONO CHIUSI NELLA STESSA PRIGIONE
LA SCUOLA E’ IL PRIMO
MODELLO DI ESISTENZA PRIGIONIERA
L’EDUCAZIONE COME
ACCETTAZIONE DELLA CONDIZIONE DI COATTO
IL LUOGO DI LAVORO
COME PRIGIONE GIUSTIFICATA DALLA PRODUZIONE
IL MODELLO DI
SOCIETA’- PRIGIONE COME CONTROLLO DEL SINGOLO
Non sono mai stato, fortunatamente, in una clinica svizzera ma me la
immaginavo così, era l’ambiente curato, la pulizia rigorosa, l’ordine nel
servizio fornito, la stanza dove ero ricoverato insieme ad un altro degente
veniva pulita due volte al giorno, la mattina ed il pomeriggio, un lindore
severo, il bagno uno specchio, ampio, con doccia e acqua calda senza
interruzione alcuna, le lenzuola venivano cambiate a giorni alterni, candide,
fresche di bucato, il letto era elettrico, per terapia intensiva 5 funzioni
poteva essere regolato in altezza così come lo schienale e l’angolazione delle
gambe, roba da quattromila euro, fanciullescamente il primo giorno mi
trastullavo con la pulsantiera posta
all’altezza della mia testa a cambiare posizione, l’arredamento funzionale, una
vetrata a parete lasciava entrare la luce del giorno, affacciava all’interno e
non si vedeva il cielo, si guardavano le finestre delle altre stanze, l’illuminazione artificiale era fornita da
faretti posti sopra il letto e sul soffitto e poteva essere graduata a
piacimento, si stava comodi, si dormiva bene e si poteva leggere con la massima
comodità regolando posizione e luci, un confort da “clinica svizzera” eppure mi
sentivo oppresso da quell’ambiente squadrato, funzionale al servizio da fornire
al ricoverato, si capiva ben presto che l’ospedale non era stato progettato
pensando all’ammalato ma a chi vi doveva
svolgere il proprio lavoro, a chi doveva prestare le cure al degente. Il
degente se aveva sufficiente lucidità e perspicacia capiva di essere un
prigioniero, chiuso in una asettica prigione, era e doveva essere paziente,
stava lì per “patire” ed il primo patimento era quello della perdita della
libertà, non poteva fare quello che voleva
o comportarsi a suo piacimento, anche se non si veniva avvertiti o
istruiti su questo, lo si capiva subito che si stava in una prigione senza
sbarre né catene né guardie o secondini, come nei moderni giardini zoologici in
cui gli animali vengono astretti in un
ambiente per quanto possibile simile a quello nativo, l’aria
condizionata, la la temperatura
perfettamente regolata dopo un po’ dava un senso di straniamento….
Editoriale: Nel 2010 feci le analisi del sangue ed i risultati non rivelarono nulla
di anormale, stavo in ottima forma, ero a 60 anni con lo stesso metabolismo che
avevo a 20, un risultato soddisfacente per me che non avevo mai badato molto
alla dieta e mai avevo praticato uno sport e fatto attività fisica con
regolarità. Mi convinsi che il mio “somaro”, per usare il termine che San
Francesco dava al corpo, poteva essere strapazzato a piacimento, mi avrebbe trasportato come
volevo anche se lo sovraccaricavo di cibi
succulenti, montagne di pastasciutta, bistecche monumentali, carni grasse e
magre, cacciagione di pelo e di piuma, crostacei e pescato di mare e acqua
dolce, profumati salumi, dolci assortiti, di ricchi formaggi, frutta esotica e
di stagione, fresca e secca, e lo dissetavo con
bevande alcoliche e superalcoliche, vini pregiati, birre bionde, scure e
rosse, bevande gassate, succhi di frutta, aperitivi fantasiosi e pregiati
distillati dopo cena sorseggiati in poltrona nella nuvola azzurrognola di un
buon sigaro cubano o del Centro America. Mi era facile condurre il “somaro” in piacevoli
territori gastronomici, la mia abilità culinaria mi consentiva di soddisfare
ogni voglia di pietanze e le occasioni conviviali nel mio giro di
frequentazioni non mancavano mai, almeno una volta a settimana in pizzeria o al
ristorante,


Il “mangiare” era diventata la mia occupazione prevalente, vivevo per
soddisfare la mia curiosità insaziabile di sapori. Il “somaro” dopo le fatiche
a tavola riposava, dopo pranzo l’immancabile pisolino, dopo cena relax in
poltrona fino a quando sopraggiungeva il sonno. Dopo cinque anni di una vita
concentrata sui piaceri della gola, il “somaro” aveva messo su pancia ed era in
grave sovrappeso, non riusciva più a portarmi in cima alle scale di casa, di
correre aveva perso memoria e non andava più neppure in bicicletta, appesantito
ed impigrito anche la mente perdeva progressivamente lucidità e tutto
cominciava ad essere sempre più faticoso.

Era
venuto il momento di cambiare “style” di vita
Alla
prossima puntata nel prossimo numero
Non perdetelo

Figura 12 La Messa " di
sempre"
Redazione: Prof. Avv. IERVOLINO
SALVATORE: anarco-epistemologo, ricercatore di terapie alternative, direttore e fondatore – Stella
Iervolino : Grafica ed icone – Paola
Iervolino : Moda e tendenze – Maxi:
Consulenza in comunicazione tecnologica – Gabry:
Motori & Auto d’epoca - Stampato in
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GUERRILLA — ANTIBUROCRAZIA– SCIENZA TRASVERSALE Un giornale o una
rivista non è il supporto su cui è
stampato ma i contenuti che rappresenta ( R. Hernandez ) NeIle
“faccine” di Zamlap il sorriso della Neo-Gioconda “Zamlap”, è rivista che si indossa, “HOUSE ORGAN”
dell’omonimo Studio scientifico di comunicazione artistica e ricerche
umanistiche, diretto e fondato dal prof. Salvatore Iervolino, pubblica i lavori dello Studio. Ci dedichiamo alle scienze inesatte o non ancora
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